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Il cuneo fiscale: ecco cos’è e le riforme che ne prevedono il taglio

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Argomento sempre molto dibattuto nel nostro Paese è il costo del lavoro, tra i più elevati in Europa. Sono molte le frange politiche che basano la propria campagna elettorale promettendo proprio di abbassare la tassazione così da poter far avere ai cittadini italiani una busta paga più alta; ad oggi i risultati ottenuti non sono così esilaranti come molti lavoratori si aspettavano.

 

Il punto è sempre quello: riformare la tassazione sui redditi per poter dare nuovo respiro all’economia italiana.

 

E allora approfondiamo l’argomento parlando del cuneo fiscale e delle novità previste nella nuova riforma.

 

Che cos’è il cuneo fiscale

Il termine cuneo fiscale non è sicuramente nuovo e tutti lo associamo alle tasse da dover pagare, ma quelli che sanno di cosa si tratta sono in pochi.

 

Per cuneo fiscale si intende l’insieme delle imposte che vengono detratte in busta paga. Quando mensilmente ci viene versato lo stipendio, infatti, come è ben noto non lo percepiamo per intero. Oltre allo stipendio netto, ovvero alla quota che arriva sul nostro conto corrente, vi è una parte che viene versata all’ente previdenziale, ovvero l’Inps, per i contributi che ci permetteranno di ricevere la pensione una volta terminata la nostra carriera lavorativa, ed un’altra parte va all’Erario, ovvero le finanze dello stato.

 

Ora, da ciò che abbiamo appena visto, si può intuire che il cuneo fiscale è la differenza tra lo stipendio netto che percepiamo e quello che il datore di lavoro versa e che quindi include, come già detto, le imposte e i contributi che versiamo ai fini pensionistici. Si capisce bene che diminuendo il cuneo fiscale, la busta paga diventerà più sostanziosa, dando quindi ai cittadini italiani maggior potere di acquisto e questo si tradurrebbe in una spinta all’economia.

 

Le imposte

Abbiamo quindi capito che il taglio del cuneo fiscale agisce sulla parte del nostro stipendio che finisce nelle casse dello stato tramite le imposte che, a seconda della base imponibile vengono calcolati sui nostri redditi. Ma cosa sono le imposte? Sappiamo solo che in dichiarazione dei redditi il timore di dover pagare è sempre presente ma, senza di queste, lo stato non potrebbe offrirci tutti i servizi di cui possiamo godere, primo tra tutti la sanità pubblica.

 

La più famosa, pagata dalla maggior parte degli italiani, è l’IRPEF, l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ma non è l’unica. Altre imposte sono l’IRAP, l’IRES o l’IVA; ognuna di queste imposte va pagata da una specifica categoria di lavoratori: l’IRPEF, ad esempio, è l’imposta pagata da tutti i lavoratori dipendenti, mentre l’IVA, l’Imposta sul Valore Aggiunta, è l’imposta che paghiamo quando acquistiamo un bene o un servizio.

 

Il cuneo fiscale in Italia

Sia ben chiaro: sebbene la volontà sia quella di portare gli stipendi il più vicino possibile alla cifra versata dal datore di lavoro, sarebbe impossibile pensare di non pagare le tasse. I contributi e le imposte che versiamo sono la linfa che alimenta i servizi di cui possiamo disporre, primo tra tutti la sanità pubblica. È anche vero che in Italia questa tassazione è particolarmente pressante e a dirlo sono i dati OCSE, l’Organizzazione Internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Dai dati è emerso che il cuneo fiscale che pende sugli stipendi italiani, pari al 48%, è tra i più sostanziosi in Europa, dove la media è del 36%; a superarci sono solo il Belgio, con un 52,2% e la Germania, con il 49%.

 

Va detto che il cuneo fiscale non grava esclusivamente sulle spalle del lavoratore. Prendendo ad esempio un impiegato senza coniuge o figli, e quindi che non gode di alcuna detrazione particolare, avrà un cuneo fiscale pari al 48% così suddiviso:

  • imposte sul reddito pari al 16,8%;
  • contributi previdenziali a suo carico pari al 31,2%;
  • contributi previdenziali a carico del datore pari al 24%.

Quali sono state le proposte?

Come già detto, il tema della pressione fiscale sul lavoro ha suscitato e continua a suscitare numerosi dibattiti. Sono state numerose le proposte avanzate per far fronte a questa situazione. La complessità sta soprattutto nel trovare una soluzione che permetta di diminuire la pressione fiscale, senza però compromettere le finanze dello stato. Abbassare le imposte, infatti, vorrebbe dire diminuire le entrate all’erario. Questo non significa che il problema non si possa risolvere, ma sicuramente la risoluzione è complicata ed occorre un piano che garantisca al nostro sistema di poter fronteggiare tutte le spese.  

 

Come dicevamo le proposte sono state diverse, come ad esempio, quello di abbassare i costi di impresa e far rimanere invariati gli stipendi dei dipendenti; un'altra proposta suggeriva di aumentare lo stipendio dei dipendenti mantenendo però invariati i costi di lavoro per le imprese; ed ancora tagliare i costi sia per le imprese, sia per i lavoratori.

 

Il taglio del cuneo fiscale

Il 1° luglio 2021 le proposte appena viste hanno portato a risultati concreti e con la legge di bilancio del 2020 si è avuto un primo taglio del cuneo fiscale con un incremento in busta paga pari a 100€. La misura, finanziata con 10 miliardi l’anno, va ad aggiungersi al ben noto Bonus Renzi che, con la sua approvazione, ha portato ad un aumento dello stipendio netto di 80 €.

 

Come è noto il sistema di tassazione italiano va per scaglioni; cerchiamo quindi di capire come il bonus interviene sui diversi redditi:

  • per i redditi inferiori agli 8000€, per cui non sono previste detrazioni, non beneficiano del bonus;
  • i redditi tra 8.174 e 26.600 euro beneficiano di un aumento di 20 euro che, sommato al Bonus IRPEF voluto da Renzi, porta ad un aumento totale di 100€.
  • i redditi tra 26.600 e 28.000 euro hanno un aumento di 100 euro in busta paga;
  • i redditi tra 28.000 e 35.000 euro beneficiano esclusivamente del bonus Renzi;
  • per i redditi tra 35.000 e 40.000 euro l’aumento è a scalare, fino a raggiungere lo zero.

 

Il cuneo fiscale nel 2022

Con la legge di bilancio del 2022 assistiamo ad ulteriore taglio del cuneo e di una riforma degli scaglioni IRPEF che da cinque scendono a quattro. Ad essere eliminata è la fascia che va dai 55000 e i 75000 € con un’aliquota pari al 41%.

 

Nello specifico la tassazione sarà così distribuita:

  • per i redditi fino a 15000€ si avrà un’aliquota pari al 23%;
  • per i redditi tra 18.000 e 28.000 € l’aliquota sarà del 25% anziché del 27%;
  • per i redditi tra 28.000 e 50.000 € l’aliquota sarà del 35% anziché del 38%;
  • per i redditi oltre 50.000 euro si avrà un’aliquota del 43%.

Si prevedono quindi buste paghe un po’ più sostanziose per i lavoratori italiani che attendono impazienti di poter vedere concretamente i frutti della nuova riforma. 

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