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Irpef: cos’è e come funziona

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Ogni anno siamo chiamati a dichiarare i redditi percepiti durante l’anno lavorativo scorso. Il documento che ci permette di dichiarare le nostre entrate è la dichiarazione dei redditi, ossia un documento contabile tramite il quale non solo comunichiamo al fisco il denaro che abbiamo incassato, ma un mezzo attraverso cui facciamo i versamenti delle imposte dovute a partire dalla cosiddetta base imponibile. 

 

In questo articolo chiariremo che cos’è l’IRPEF, un termine che tutti noi sicuramente conosciamo, ma del quale spesso non ne conosciamo a fondo l’effettivo significato. 

 

Detta in parole semplici l’IRPEF altro non è che un’imposta e il termine completo spiega anche bene di cosa si tratta: Imposta sul Reddito delle PERsone Fisiche.

 

Chiunque percepisca un reddito, dunque, è tenuto a pagare questa tassa che, nel nostro sistema finanziario, è tra le più longeve e tra le più importanti. Basti pensare che l’Irpef costituisce un terzo di tutto il gettito fiscale italiano.

 

Irpef: cos’è

La dichiarazione dei redditi è un momento delicato un po’ per tutti e, sebbene il concetto di per sé sia abbastanza semplice, all’atto pratico ringraziamo i professionisti del settore che ci sollevano da un così ingrato compito.

 

Ciò non toglie che però spesso e volentieri ci lasciamo sopraffare da paroloni che pensiamo significhino chissà che, salvo poi rivelarsi concetti tutto sommato semplici. È questo il caso dell’IRPEF che, altro non è che la sigla per l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

 

Spiegata in maniera semplicissima: se generi reddito devi pagare l’IRPEF.

 

È tenuto a pagare questa imposta chiunque sia residente in Italia o che in Italia generi reddito.

 

Base imponibile: cosa significa

Come già detto, l’IRPEF viene calcolata partendo dalla cosiddetta base imponibile, ovvero l’importo dei redditi su cui si andrà a calcolare l’entità dell’imposta in questione.

 

Nel caso dell’IRPEF, la base imponibile si calcola a partire dalla totalità dei redditi percepiti durante l’anno appena trascorso. Una cosa che va precisata è che questa imposta varia sia a seconda dell’entità del reddito, sia a seconda della tipologia di tale reddito. Infatti, ogni tipo di reddito, che può derivare dallo stipendio, da rendite, da guadagni e così via, prevede una base imponibile differente dalle altre.

 

Prendendo l’esempio più comune, ovvero il reddito da stipendio come dipendente, l’IRPEF viene calcolata sul 100% del reddito percepito, a cui vengono però sottratti gli oneri INPS ed INAIL.

Fasce di tassazione IRPEF

Una caratteristica dell’Irpef è che si tratta di un’imposta progressiva; ciò significa che l’imposta diventa più alta man mano che sale il reddito annuo complessivo. In altre parole, le aliquote aumentano all’aumentare del reddito percepito.

 

Un esempio per intenderci meglio: con un reddito di circa 20 mila euro annui, l’aliquota corrisponde al 27% mentre per un reddito di 50 mila euro annui, l’aliquota sale al 38%.

 

Ecco le diverse aliquote rapportate ai diversi scaglioni:

  • il 23% fino a 15.000 euro;
  • il 27% dai 15.000 euro ai 28.000 euro;
  • il 38% fino a 55.000 euro;
  • il 41% fino a 75.000 euro;
  • il 43% oltre questo livello.

Ecco un esempio su come calcolare le aliquote in base al proprio stipendio: su un reddito di 25mila euro bisogna calcolare un’aliquota del 23% per i primi 15 mila euro mentre, per i restanti 10 mila euro, bisogna calcolare l’aliquota del 27%. Quindi su un reddito di 25mila euro non bisogna calcolare su tutta la somma il 23%, ma suddividere quest’ultima in base agli scaglioni.

 

Le detrazioni

A seconda della situazione finanziaria del contribuente vengono poi applicate delle detrazioni. Queste permettono di ridurre l’imposta dovuta al fisco. Quando si procede con la dichiarazione dei redditi vengono quindi prese in considerazione anche eventuali spese sostenute dal contribuente che possono riguardare diversi aspetti: spese sanitarie, affitto con regolare contratto (il cui rimborso IRPEF corrisponde al 19%), gli interessi sul mutuo (anche in questo caso la percentuale riconosciuta è pari al 19% sugli interessi passivi), eventuali familiari a carico e così via.  Le detrazioni variano anche a seconda del tipo di reddito: si fa quindi differenza tra detrazioni per i lavoratori dipendenti, per i lavoratori indipendenti e per i pensionati.

 

Anche le detrazioni dipendono dal reddito annuo percepito: più è alto, minori sono le detrazioni.

 

Le deduzioni

Oltre alle detrazioni appena viste, vi sono alcune spese deducibili che permettono, in alcuni casi, di pagare l’imposta IRPEF di uno scaglione inferiore al proprio. Ciò significa che se su un reddito annuo di 30 mila euro vi sono delle spese deducibili per una somma complessiva di 1000 euro, allora si andrà a pagare l’imposta inferiore. Rientrano tra le spese deducibili una previdenza complementare, donazioni a organismi non governativi o gli assegni di mantenimento per i figli o per l’ex coniuge. 

 

La no tax area

Fino ad ora abbiamo detto che l’IRPEF è un’imposta che va pagata da chiunque produca un reddito.

 

Ma allora cos’è la famosissima “no tax area”? In molti la definiscono come una cifra entro il quale non si pagano tasse. Ma è davvero così?

 

In realtà la “no tax area” non consiste nel non pagare le tasse ma, più semplicemente, è il frutto di diverse detrazioni che vengono applicate a chi ha redditi molto bassi. La somma che delimita la no tax area è di 8.145 euro per i lavoratori dipendenti, 4800 euro per i lavoratori autonomi e 8130 euro per i pensionati. 

 

Va anche considerato che la soglia che delimita questo scaglione può alzarsi se, ad esempio, si parla di una famiglia monoreddito composta da due genitori e due figli. Calcolando le dovute detrazioni, si può rientrare nella no tax area anche con un reddito di circa 16 mila euro.

Attenzione a non fare confusione

Molto spesso rimaniamo aggrovigliati in questa matassa di termini, tasse ed imposte con il risultato di pagare le tasse senza però capirci granché. Ed ecco che spesso si finisce per pensare che ISEE e la dichiarazione dei redditi siano la stessa cosa, pensando di poter ottenere dei benefici che magari non spettano.

 

È quindi bene sottolineare che la dichiarazione dei redditi è un documento personale, che si riferisce all’attività lavorativa di un singolo. Quando parliamo di ISEE, invece, ci si riferisce alla situazione familiare complessiva. All’interno dell’ISEE quindi possono confluire anche più redditi e in base a questi e ai componenti della famiglia, si possono ottenere dei vantaggi non di poco conto. Si tratta di vantaggi economici che possono riguardare la diminuzione delle tasse universitarie, ad esempio, o uno sconto sulle spese mediche.

 

Attenzione a non pensare di poter fare i furbetti dichiarando meno di quanto si guadagna: la pena è la restituzione dell’intera somma di cui si è erroneamente goduto. 

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