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L’IVA nel regime forfettario

L’IVA nel regime forfettario

L’IVA e il regime forfettario: come funziona

Abbiamo parlato spesso di partita IVA e di regime dei minimi, ovvero il regime agevolato, più comunemente conosciuto come regime forfettario

 

In questo articolo vogliamo addentrarci ancora più in profondità della questione parlando di come funziona con l’IVA quando si sceglie questo regime sia nel caso in cui si emettono fatture verso un committente italiano sia quando il committente opera all’interno dell’Unione europea o si tratta di un cliente extracomunitario. 

La fattura in Regime Forfettario e l’IVA

Quando si compila una fattura e si opera in Regime Forfettario non è necessario calcolare due costi, quello al lordo e quello al netto dell’IVA come si farebbe con la classica prestazione occasionale. Si tratta infatti di un regime in franchigia dell’IVA. 

 

Pertanto, nel momento in cui si compila la fattura in regime forfettario sarà necessario indicare soltanto il prezzo finale senza l’IVA. Questo fa sì che un professionista che ha scelto questo regime sia molto più competitivo di chi invece si avvale di altri regimi. 

Come funziona la fattura in Regime Forfettario? 

Nella fattura in Regime Forfettario basterà quindi indicare il proprio nome e cognome e il numero che identifica la propria partita IVA, applicare la marca da bollo da due euro quando l’importo da pagare è superiore a 77,46 euro e i dati del committente la partita IVA e il codice fiscale.

 

Come detto, non sarà necessario elencare due importi, quello al netto e quello al lordo dell’IVA ma soltanto il secondo. E’ obbligatorio che queste fatture riportino una dicitura relativa all’esenzione dell’ IVA ovvero “Operazione senza applicazione dell’IVA, effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, l. n. 190 del 2014 così come modificato dalla l. n. 208 del 2015 e dalla l. n. 145 del 2018”. 

 

Altra caratteristica di questo tipo di fattura è che deve contenere sempre la numerazione e la certificazione dei corrispettivi. Non sarà necessario nè applicare gli studi di settore o lo spesometro nè registrare le fatture. 

 

Inoltre, come detto, nella fattura non dovrete calcolare la ritenuta d’acconto. Pertanto, sarà indispensabile che il documento contenga un’altra dicitura che lo riporti ovvero“operazione non soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, l. n. 190 del 2014 e successive modificazioni

Il Regime Forfettario e i servizi in ambito UE

Come funziona quando si opera con clienti esteri che si trovano all’interno dell’Unione Europea e con quelli che si trovano in ambito extracomunitario? 

 

Bene, ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR n. 633/72, in questo caso occorre rilasciare una fattura senza addebbito di IVA con la dicitura Reverse charge o inversione contabile. Nel caso di un soggetto intracomunitario invece, l’annotazione corretta da riportare in fattura è: “operazione non soggetta“.

Come si fattura verso l’estero con Regime Forfettario? 

Quando si fattura verso un cliente estero ci si ritrova davanti a due possibilità: 

  • Scegliere di compilare una fattura cartacea (per le operazioni verso l’estero la fattura elettronica non è infatti necessaria, l’unico obbligo è quello di inviare una comunicazione presso l’Esterometro);
  • Invio di una normale fattura elettronica, proprio come per un cliente/committente italiano. In questo caso la comunicazione all’Esterometro non sarà necessaria. 

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