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La responsabilità professionale del commercialista

Premessa

Dal combinato disposto dell’art. 2222 con l’art. 2230 del Codice civile, si deduce la definizione di “prestazione professionale” che è un contratto avente per oggetto una prestazione di natura intellettuale mediante la quale una persona si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio nei confronti di un committente con il lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione.

 

Questo comporta l’applicazione dello specifico regime di responsabilità previsto dall’art. 1218 del Codice civile che prevede che “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”. Ciò sta a significare che le prestazioni professionali hanno natura contrattuale dove il professionista è responsabile solo per la diligenza impiegata nell’espletamento dell’incarico, ma non è tenuto a garantirne il risultato.

 

Nel presente articolo ci occuperemo di alcune responsabilità legate all’attività fiscale dei commercialisti svolta nei confronti dei loro clienti.

 

1.Il visto di conformità

Il visto di conformità, introdotto dal D. Lgs 9 luglio 1997, n. 241, e disciplinato dal Decreto ministeriale di attuazione del 31 maggio 1999, n. 164, è uno strumento utilizzato per una corretta applicazione delle norme tributarie mediante il quale l’Amministrazione finanziaria delega a terzi parte della sua attività di controllo nell’applicazione di alcune norme fiscali.

 

Questo Istituto è finalizzato a favorire il processo di semplificazione del sistema tributario e può apposto da alcuni professionisti, quali:

  • gli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nonché dagli iscritti nell’albo dei consulenti del lavoro;
  • i soggetti che, alla data del 30 settembre 1993, risultavano essere iscritti nei    ruoli dei periti ed esperti tenuti presso le Camere di Commercio.

Gli scopi perseguiti con l’applicazione del visto di conformità, sono:

  • garantire un’applicazione corretta delle norme fiscali;
  • agevolare i controlli di competenza dell’Agenzia delle entrate;
  • verificare la corretta applicazione delle compensazioni dei crediti fiscali;
  • agevolare la procedura dei rimborsi IVA.

A norma dell’art. 35 del citato D. Lgs n. 241/1997 il visto di conformità, comunemente chiamato “visto leggero”, inizialmente era previsto soltanto per i Centri di assistenza fiscale (Caf) e rappresentava il primo livello dell’attività di controllo fiscale. Un ulteriore livello di controllo fiscale è contenuto nell’art. 36 dello stesso D.Lgs, ove è previsto il così detto “visto pesante”.

 

Il visto di conformità deve essere obbligatoriamente apposto nei seguenti casi:

  • redazione e presentazione delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche (Modello 730);
  • compensazione dei crediti IVA per importi superiori a €. 5.000 e crediti fiscali   emergenti dalle dichiarazioni fiscali per importi superiori a €. 5.000;
  • richiesta di rimborsi IVA di ammontare superiore a €. 30.000.

2. Responsabilità del professionista

Il visto di conformità leggero è quello che viene apposto sui modelli 730, nonché per le compensazioni “orizzontali” per crediti erariali superiori a 5.000 euro, oppure per ottenere rimborsi Iva eccedenti 30.000 euro. Invece, per le compensazioni “verticali”, cioè con la stessa imposta, non è previsto alcun visto.

 

A norma del comma 1 dell’art. 36 del già citato D. Lgs n. 241/1997, i revisori contabili iscritti negli albi del dottori commercialisti e degli esperti contabili e in quello dei consulenti del lavoro, possono rilasciare un giudizio professionale sulla corretta osservanza della normativa tributaria (c.d. visto pesante).

 

Per il rilascio di detta certificazione non basta la semplice iscrizione del professionista nei citati albi, ma occorre anche:

  • che eserciti la professione da almeno cinque anni;
  • che sia abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali;
  • avere stipulato apposita polizza assicurativa per la responsabilità civile;
  • avere tenuto le scritture contabili e predisposto le relative dichiarazioni fiscali. 

Questa certificazione fiscale rappresenta uno strumento di controllo sostanziale sulla corretta applicazione delle norme tributarie per la determinazione e versamento dell’imposta dovuta.

 

La certificazione fiscale può essere rilasciata dai “Revisori contabili” soltanto nei confronti dei titolari di redditi d’impresa in regime di contabilità ordinaria, anche se per opzione, con esclusione di coloro che esercitano attività professionale o artistica. Ciò comporta che la tenuta delle scritture contabili, relativamente al periodo d’imposta del rilascio della certificazione, è uno dei requisiti per il rilascio della certificazione. Però la contabilità dell’impresa non necessariamente deve essere tenuta dal professionista certificatore, ma può essere tenuta dallo stesso contribuente, oppure da una società di servizi in cui il professionista detiene la maggioranza assoluta del capitale o da un Caf-imprese. In questi casi, comunque, il professionista se ne assume la responsabilità come se tenesse la contabilità direttamente.

 

Obbligo del certificatore è anche quello della redazione e trasmissione telematica della dichiarazione a norma dell’art. 3 del D.P.R. n. 322/1998, modificato dal D.P.R. n. 542/1999, obbligo da ottemperare successivamente al rilascio della certificazione.

 

3. Sanzioni

Gli errori commessi dal commercialista nell’apporre il visto di conformità leggero, sono puniti a norma dell’art. 39 del citato D. Lgs n. 297/1997, che prevede una sanzione amministrativa di 258 euro a 2.582 euro.

 

Nella ipotesi che il visto mendace sia apposto sul modello 730, il professionista è tenuto al pagamento di una sanzione pari all’imposta dovuta.

 

Invece, il rilascio di un “visto pesante” mendace espone il professionista a una sanzione amministrativa da 516 euro a 5.165 euro, nonché la sospensione dal rilascio della certificazione tributaria per un periodo da uno a tre anni nell'ipotesi che siano state commesse:

  • tre distinte violazioni nel corso di un biennio;
  • ulteriori violazioni, specie quelle di particolare gravità.

Sono inoltre previste delle sanzioni accessorie, quali:

  • sospensione nel rilasciare il visto di conformità per un periodo da uno a tre anni nel caso di ripetute violazioni particolarmente gravi;
  • inibizione al rilascio del visto di conformità nelle ipotesi di ripetute violazioni commesse successivamente al periodo di sospensione.

Oltre alle sanzioni amministrative di cui si è riferito, il professionista è soggetto anche a responsabilità penali nel rilascio di una certificazione mendace.

 

4. Benefici fiscali del visto pesante

Per coloro che si avvalgono della certificazione fiscale (visto pesante), sono previsti i seguenti benefici:

  • non è applicabile l’accertamento induttivo di cui all’art. 39, comma 2, del D.P.R. n. 600/73 e dell’art. 55 del D.P.R. n. 633/72;
  • le rettifiche fiscali emesse a norma dell’art. 10 della legge 8.5.1998, n. 146 (Studi di settore, oggi Isa), debbono essere notificati, a pena di decadenza, entro il quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione;
  • a norma dell’art. 4 del D.M. 29.12.1999, l’attività di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate può essere fatta soltanto sulle componenti di reddito che non sono state oggetto di certificazione;
  • in caso di ricorso avverso un accertamento fiscale, le imposte, gli interessi e le sanzioni, sono iscritte a ruolo dopo l’emissione della sentenza della Commissione Tributaria provinciale.

5. Altri inadempimenti professionali

Come riportato in premessa, il commercialista esercita una professione di natura intellettuale, pertanto la sua responsabilità è di natura contrattuale e la sua attività non è riferita soltanto al rilascio del visto di conformità, sia leggero che pesante, ma ad altre molteplici attività professionali, quali la tenuta della contabilità, redazione e presentazione telematica delle dichiarazioni fiscali, etc., per le quali il professionista può commettere degli errori o omissioni.

 

Pertanto se le pretese avanzate dall’Amministrazione finanziaria nei confronti di un contribuente sono conseguenza di una condotta inadempiente del professionista, questi è tenuto a risarcire al cliente non solo le sanzioni irrogate, ma anche le imposte o le maggiori imposte accertate a suo carico (Cassazione, terza Sezione Civile, ordinanza n. 22855 del 25 giugno 2020).

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