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Il processo tributario: uno strumento del contribuente contro atti ingiusti

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In questo articolo torniamo a parlare di un tema poco piacevole ma che ci riguarda tutti: i tributi che ogni contribuente è tenuto a versare.
Ma esattamente cosa sono i tributi? Per tributo si intende un prelievo obbligatorio di una parte di ricchezza del contribuente da parte dello Stato. Tali prelievi vengono eseguiti secondo il sistema tributario regolamentato dal rispettivo Diritto tributario.
Cosa significa sostanzialmente? Che tutti i cittadini che generano reddito sono tenuti a contribuire in qualche modo alle finanze dello stato. Tramite questo sistema è possibile finanziare tutti i servizi di cui abbiamo bisogno: sanità, bonus, aiuti alle famiglie o alle imprese e così via.
Le ricchezze generate da ogni contribuente possono avere origini diverse: possono essere il frutto di possedimenti di immobili, ad esempio, ma il più delle volte si tratta del reddito che deriva dal lavoro, che può essere autonomo o dipendente.
Ogni anno, tutti i cittadini che generano reddito sono quindi tenuti a pagare le tasse (i tributi) e lo fanno grazie alla dichiarazione dei redditi. Tutti noi avremmo, recandoci dal commercialista abbiamo sentito parlare almeno una volta dell’IRPEF; bene, l’IRPEF, ad esempio, è proprio un tributo che tutti i lavoratori sono tenuti a pagare.
I vari tributi che ognuno di noi è tenuto a versare nelle casse dello stato vengono calcolati in base alla base imponibile e al reddito che generiamo, ma cosa succede se un contribuente pensa di star pagando più di quanto dovrebbe?
In questi casi si può decidere di impugnare l’atto e avviare un processo tributario.

 

Contenzioso tributario: cos’è

Nel caso in cui il contribuente pensa di star pagando più del dovuto, può decidere di avviare il contenzioso tributario, ovvero, un procedimento a cui si può ricorrere se si ritiene che un determinato atto non sia fondato o che comunque sia illegittimo. I casi possono essere diversi come, ad esempio, una cartella di pagamento o un avviso di accertamento, ovvero, una contestazione che l’Agenzia delle Entrate fa al contribuente sul mancato adempimento di uno o più tributi.
Per poter richiedere l’annullamento dell’atto, il contribuente dovrà rivolgersi alla Commissione tributaria territoriale che procederà con le dovute verifiche; dovrà infatti verificare se il contribuente abbia o meno ragione e, in quel caso, procedere con un eventuale rimborso.
Per poter richiedere l’annullamento dell’atto vi sono delle tempistiche da rispettare; il ricorso, infatti, dovrà essere presentato entro sessanta giorni a partire dalla data in cui si è ricevuto l’atto.

 

Pagamento degli importi contestati: si deve effettuare?

Ma se un contribuente fa ricorso, deve comunque pagare i tributi? La risposta è sì. È infatti importante specificare che, anche se viene avviato un processo tributario, si devono comunque versare i tributi richiesti.

 

Nel caso dell’IVA, ad esempio o di tutte le imposte dirette, si dovranno comunque pagare i tributi e, nel caso in cui il ricorso venga accolto, l’ente di riferimento provvederà a rimborsare al contribuente la somma spettante. Tale somma potrà essere erogata nei novanta giorni successivi dalla data di notifica della sentenza.
Nel caso in cui il contribuente non riceva il rimborso nel tempo prestabilito, potrà nuovamente fare ricorso.  

 

Sospensione dell'atto contestato

La presentazione del ricorso da parte del contribuente non annulla gli effetti giuridici dell’atto. L’unica possibilità per il contribuente è prestare un’istanza nel caso in cui l’atto emesso possa provocare danni addirittura irreparabili. Ciò può avvenire nel caso in cui i tributi richiesti siano piuttosto onerosi sotto l’aspetto finanziario.
Ovviamente una tale richiesta deve essere motivata dimostrando la gravità della situazione e presentata separatamente o insieme al ricorso. 
Gli effetti, in seguito alla concessione della sospensione, rimangono fino a quando la sentenza di primo grado non viene pubblicata.

 

Discussione del processo tributario:  

Solitamente, nel processo tributario la discussione del ricorso avviene senza le parti interessate; solo su esplicita richiesta della parte interessata il processo può avere con un’udienza pubblica. La domanda per ottenere un’udienza pubblica deve comunque essere notificata entro dieci giorni prima della data dell’udienza. 
Una volta deliberata la sentenza, questa viene resa pubblica e comunicata alle parti interessate.
Una volta terminato il processo ed emessa la sentenza, nel caso in cui vi siano degli obblighi a favore del contribuente, l’ufficio di riferimento avrà novanta giorni di tempo per annullare l’atto. Sono invece immediatamente esecutive sia le sentenze emesse su ricorso contro gli atti che riguardano operazioni catastali sia quelle che condannano al pagamento di determinati importi in denaro a favore del contribuente.  

 

L'appello alla Commissione regionale

Nel caso il contribuente non si trovasse d’accordo con la sentenza emessa, potrà fare ricorso, questa volta rivolgendosi alla Commissione regionale entro e non oltre i sessanta giorni da cui gli è stata notificata la sentenza stessa (che diventano sei mesi nel caso in cui non vi sia una notifica della sentenza da parte del tribunale).
Le procedure sono le stesse con l’unica differenza che, in questo caso, il ricorso dovrà essere depositato presso gli uffici della Commissione tributaria regionale.  

 

Il ricorso per Cassazione

Nel caso in cui il processo tributario sia stato condotto in modo inappropriato, il contribuente potrà fare ricorso alla Cassazione. Ciò è possibile solo se:

  • sono state violate o applicate in modo non corretto le norme di diritto;
  • se sono state violate norme sulla concorrenza;
  • la sentenza o il procedimento sono da considerare nulli.
  • per un fatto controverso e decisivo per il giudizio è stata addotta una motivazione contraddittoria o insufficiente, o la motivazione è stata omessa. 

Il processo tributario telematico

Dal 2015 si è dato al via un particolare tipo di processo tributario, ovvero, il processo tributario telematico. In questo caso la notifica alle parti avviene tramite PEC, la posta elettronica certificata. Tutto il processo avviene per via telematica grazie al sistema Sigit, ovvero il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria.
Per poter accedere a tutte le funzionalità si dovrà eseguire la registrazione che verrà convalidata dalla firma digitale. Per poter accedere ad un processo tributario telematico è necessario disporre di un PEC, necessaria sia per ricevere le notifiche, sia per registrarsi sul sistema Sigit.
Il processo tributario telematico rende molto più semplice il deposito degli atti processuali, dei ricorsi e anche della consultazione dei provvedimenti. 
Il processo tributario telematico viene inquadrato nell’ottica della digitalizzazione della giustizia, ovvero un processo già iniziato nel 2011 che andrà a rendere più fluido l’intero sistema giudiziario. Introdotto con la riforma del Processo Civile, prende spunto dalle direttive dell’UE. 

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