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Partita IVA: cos’è e come aprirla

Partita IVA: cos’è e come aprirla

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Indispensabile per chiunque voglia mettersi in proprio ed investire in un’attività economica come un negozio di abbigliamento, una cartoleria o vendere i propri prodotti online attraverso un e-commerce, il possesso di partita IVA, la cosiddetta imposta sul valore aggiunto, è un elemento imprescindibile per esercitare un’attività commerciale. 

Ma cos’è esattamente? Altro non è che una sequenza di undici cifre che serve ad identificare un’attività economica. Questo codice identificativo viene di solito rilasciato dall’agenzia delle Entrate e si può richiedere anche online. 

Cosa significa aprire partita IVA e come si fa? Quale bisogna scegliere e quanto costa? Se volete trovare risposta a queste domande, continuate a leggere questo articolo. 

 

Cosa vuol dire aprire la partita IVA?

L’apertura della partita IVA risulta quindi indispensabile quando si vuole lavorare come liberi professionisti esercitando un’attività economica duratura nel tempo (è necessaria nel caso in cui si superino i trenta giorni di attività continuativa) ed il guadagno complessivo supera i 5.000 euro annui. In questi due casi infatti non si rientra più nei requisiti del contratto di prestazione occasionale

La domanda deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate entro trenta giorni dall’apertura dell’attività economica su modelli che servono a questa funzione come il AA9/12 e il AA7/10 e che devono esser esibiti al Registro delle Imprese


Come aprire la partita IVA? 

Prima di scaricare e compilare i moduli, è necessario che il professionista crei un indirizzo di posta elettronica certificato. 

Oltre alla presentazione dei suddetti moduli, il titolare dell’attività economica dovrà comunicare anche un codice, il codice ATECO, che identifica l’attività commerciale in base al settore di cui è parte. Questo codice sarà poi indispensabile anche per il calcolo della tassazione da applicare.  

Importante è anche l’iscrizione agli enti previdenziali quali l’INAIL per l’assicurazione e la gestione separata dell’INPS. Tali enti sono fondamentali per i lavoratori indipendenti perchè gestiscono questioni fondamentali come l’assicurazione sociale obbligatoria (INPS) anche nel caso di malattie e di infortuni (INAIL). 

Oltre all’assicurazione, il titolare di partita IVA dovrà provvedere al pagamento di IRPEF, IRAP e IRES, alla fatturazione elettronica e a tenere dei registri contabili in cui conservare tutte le fatture emesse. 

Questi requisiti variano in base al tipo di regime scelto. Vediamo quali sono i tre più comuni. 

 

I regimi esistenti

Il tipo di regime a cui attenersi varia in base all’ attività economica ed ai vincoli giuridici a cui bisogna sottostare. Esistono tre regimi in particolare, il regime ordinario, il semplificato e il regime forfettario. 

 

Il regime ordinario 

Il regime ordinario riguarda alcune società in particolare. Tra queste troviamo le società cooperative e le S.r.l., gli enti pubblici e privati e i consorzi che esercitano attività commerciali. 

Questo tipo di regime è obbligatorio per le società che nell’anno precedente abbiano prestato i loro servizi per ricavi superiori a 400.000 euro nel caso di ditte individuali e 700.000 in altri casi. 

Il regime ordinario non ha limiti di ricavi, prevede però un numero di adempimenti fiscali e di obblighi maggiori rispetto al regime forfettario tra cui iscrizione ad INPS e INAIL, versamenti IVA e la rendicontazione dei ricavi nei registri contabili. Oltre a questi obblighi, non bisogna dimenticarsi di vari adempimenti fiscali obbligatori come il pagamento IRAP, IRPEF e dell’ IVA.

 

Il regime semplificato 


Questo tipo di regime è applicabile alle società individuali che non superino i 400.000 euro di ricavi e i 700.000 euro nel caso di attività di altro tipo. 

Quali sono i vantaggi del regime semplificato? Di sicuro la gestione delle proprie attività diventa più snella. Infatti, questo tipo di regime non obbliga a tenere traccia delle scritture contabili. Questo significa che le procedure contabili verranno alleggerite e sarà più semplice gestirle. 

 

Il regime forfettario

 

Ancora più semplici e snelle sono le procedure fiscali relative al regime forfettario. Infatti, sgrava il committente da alcune pratiche burocratiche come ad esempio il tenere registri contabili ma anche altri adempimenti fiscali che nel caso del regime ordinario sono obbligatori. Altra caratteristica importante è che prevede una tassazione molto meno elevata che arriva al 15% (imposta sostituitiva) che addirittura si ferma al 5% nei primi tre anni. 

Per accedere al regime forfettario bisogna che non si superi un reddito da lavoro dipendente da più 30.000 euro e che non si superino i 65.000 euro di reddito. 

 

Quanto costa aprire la partita IVA nel 2020?

L’apertura di partita IVA con regime forfettario non è esosa. A parte i costi annuali che si devono pagare al commercialista che avvia la pratica, bisogna considerare che biogna pagare 150 euro per iscriversi al Registro delle Imprese e Inps, poi bisognerà pagare i contributi Inps che variano in base al tipo di guadagni dell’attività e l’imposta sostitutiva che in alcuni casi è del 5%. 

Se vuoi aprire la partita IVA e hai bisogno di trovare il tuo commercialista online, sei nel posto giusto con Welink Accountants.

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