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ALCUNE NOVITA’ FISCALI DEL 2022

Impugnazione di ruoli e cartelle

 

Un contribuente al quale viene notificata una cartella esattoriale, può ricorrere contro di essa qualora ritenga errata la pretesa dell’Ente impositore. La stessa contestazione può essere fatta contro l’estratto di ruolo nei casi di mancata notifica della cartella esattoriale. Questo principio, che è a salvaguardia dei diritti del contribuente, garantisce il diritto alla difesa, contrastando l’ingiusta pretesa prima che ne subisca un danno (ipoteca, fermo amministrativo, etc.).

 

Questa norma, purtroppo, viene completamente stravolta con l’introduzione dell’art. 3-bis del Dl. n. 146 del 21 ottobre 2021, convertito dalla legge 17 dicembre 2021 n. 215 (G.U. 20.12.2021), che ha aggiunto un nuovo comma all’art. 12 del DPR n. 602/73, in base al quale viene enormemente leso il diritto alla difesa del contribuente.

 

Il nuovo comma del citato art. 12/602, prevede che:

  • l’estratto di ruolo non è più impugnabile;
  • il ruolo e la cartella di pagamento, non correttamente notificata, possono essere impugnati soltanto nei seguenti casi:
    • pregiudizio per il contribuente nel partecipare a procedure di appalto;
    • blocco di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione;
    • perdita di un beneficio nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Negli altri casi sarà possibile impugnare soltanto il primo atto con cui si manifesta la misura cautelare o esecutiva. In pratica però i tempi per l’impugnazione dell’atto e la costituzione in giudizio, non consentono una tempestiva trattazione della controversia.

 

Se consideriamo che parecchie Commissioni sono restie a sospendere in via d’urgenza tali atti, difficilmente si potranno evitare le misure cautelari (fermo amministrativo, ipoteca o pignoramento). Bisognerà attendere la notifica del preavviso della misura cautelare o esecutiva per potere ricorrere e sperare che la Commissione tributaria o il Tribunale decidano in tempi brevi per evitare al contribuente un danno, a volte irreparabile, per una pretesa non dovuta.

 

A volte, però, si può verificare che la notifica dell’accertamento esecutivo non venga volutamente fatta. E’ il caso in cui si è in presenza del coobbligato in solido oppure del socio che “succede” alla società estinta. In questa ipotesi l’atto potrebbe essere notificato a un soggetto che non ha impugnato l’atto, oppure che la sua estinzione non impedisce che questo produca effetti e l’atto viene notificato ad altro soggetto. Il soggetto coobbligato, oppure chiamato in causa per motivi “successori”, non potendo impugnare l’atto, dovrebbe attendere i primi atti cautelari/esecutivi per potere contestare la pretesa ritenuta errata.

 

La nuova norma è sicuramete alquanto criticabile perché molto restrittiva in quanto lede notevolmente il diritto alla difesa del contribuente, al quale viene tolto ogni diritto di contestare quanto viene a lui richiesto e da questi ritenuto errato.

 

La motivazione data dal legislatore per l’introduzione di questa norma alquanto restrittiva, viene giustificata al fine di potere ridurre i numerosi procedimenti che i contribuenti promuovono immotivatamente nell’impugnare l’estratto di ruolo nel caso di mancata notifica della cartella esattoriale, oppure impugnando la cartella soltanto per motivi dilatori.

 

Altra novità riguarda il processo tributario relativamente al pagamento delle spese di lite che l’Agente della riscossione dovrà pagare, nel caso di soccombenza, a titolo di spese e onorari di giudizio; pagamento che dovrà essere fatto esclusivamente a mezzo accredito sul conto corrente del contribuente o del suo difensore se distrattario. La domanda dovrà essere presentata all’Agente della riscossione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, oppure a mezzo posta elettronica certificata. La nuova norma verrà applicata nelle prossime sentenze che saranno emesse a partire dall’entrata in vigore della legge di conversione del citato Dl. n. 146/2021.

 

Mal si condividono anche le motivazioni che hanno indotto il legislatore nell’emanare questa norma, il quale forse dimentica che il giudice che pronuncia la sentenza di condanna, può chiamare la parte soccombente alla refusione delle spese di giudizio a favore della parte vincitrice: le carenze della Pubblica Amministrazione non possono e non debbono gravare sul contribuente. 

 

Riscossione delle cartelle

Novità contenute nella legge di bilancio del 2022 riguardano il pagamento delle cartelle notificate tra il 1° settembre e il 31 dicembre del 2021. In questa ipotesi i contribuenti hanno 180 giorni per effettuare il pagamento delle cartelle. Il testo originario dell’art. 2 del citato Dl 146/2021 disponeva che il pagamento delle cartelle notificate nel citato periodo poteva avvenire entro 150 giorni dalla notifica. Le stesse disposizioni riguardano le cartelle esattoriali che verranno notificate nel primo trimestre del 2022. Infatti anche in questi casi è stata data la possibilità di pagare le cartelle entro 180 giorni dalla notifica.

 

L’art. 68 del Dl 18/2020, a seguito degli eventi pandemici del Covid-19, aveva sospeso il pagamento delle rateizzazioni per le rate che scadevano nel periodo tra l’8 marzo e il 31 agosto del 2021. In questi casi la norma prevede che, per i piani di rateizzazione pendenti alla data dell’8 marzo 2020, la causa di decadenza dal beneficio del termine viene elevata a diciotto rate non pagate. Invece, per le istanze di rateizzazione presentate dopo l’8 marzo del 2020 e fino al 31 dicembre 2021, le cause di decadenza vengono fissate in 10 rate non versate.

 

Altre novità fiscali

Entro fine anno, inoltre, si può chiedere la dilazione dei debiti derivanti da precedenti rateizzazioni decadute prima dell’8 marzo 2020, senza che sia necessario il versamento di quote pregresse. Infine si fa presente che per le domande di rateizzazione presentate a partire dal 1° gennaio del prossimo anno, la causa di decadenza della rateizzazione ritorna alla regola generale contenuta nell’art.19 del DPR 602/73: cinque rate non pagate. 

 

La legge di bilancio prevede che dall’anno 2022 vi sia un taglio dell’Irpef, che riduce da cinque a quattro le aliquote dell’imposta e viene riscritta, potenziandola, anche la curva delle detrazioni. Purtroppo, per quanto riguarda le modifiche dell’aliquota Irpef, bisogna constatare che questa variazione ha scarso peso sui redditi particolarmente bassi. Ad esempio su un reddito di 10 mila euro, il risparmio fiscale è di 90 euro per un dipendente o pensionato senza carichi di famiglia; risparmio che diventa di “zero” euro per coloro che hanno un familiare a carico. La riduzione massima dell’Irpef con 40 mila euro di reddito annuo, registra un risparmio d’imposta di 945 euro. 

 

Le altre novità contenute nella legge di bilancio riguardano:

  • il terzo settore e il volontariato per i quali l’obbligo della imponibilità Iva viene prorogato al primo gennaio 2024;
  • i ristoranti si vedono sospendere “la tassa sui tavolini” per i primi tre mesi del 2022. Analoga sospensione è prevista per i commercianti ambulanti;
  • sospensione degli ammortamenti nel bilancio 2021 soltanto per coloro che si sono avvalsi di analoga sospensione nel precedente bilancio del 2020;
  • abolizione dell’Irap per oltre 800.000 contribuenti;
  • proroga al 31 dicembre 2022 degli interventi di riqualificazione energetica e di messa in sicurezza degli edifici che potranno usufruire della detrazione del 110%, purchè venga aggiunto almeno il 30% dei lavori entro il 30 giugno;
  • il tetto del bonus mobili passa da 5.000 a 10.000 euro. 

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