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Il Fondo Patrimoniale

Premessa

La legge 19 maggio 1975, n. 151, in sostituzione del precedente istituto del patrimonio familiare (art. 167 c.c.), ha istituito il “Fondo patrimoniale” che può essere definito come una convenzione di un regime giuridico costitutivo di beni in un patrimonio avente un vincolo di destinazione a carattere reale in quanto vincola i beni e i loro frutti per soddisfare i fabbisogni della famiglia.

 

Sulla natura giuridica del fondo patrimoniale è fuori dubbio che trattasi di un atto di liberalità con il quale si rinuncia alle facoltà insite nel diritto di proprietà in favore della famiglia, costituendo un vincolo di indisponibilità dei beni e dei suoi frutti. Così facendo si determina un vincolo di destinazione sui beni conferiti, vincolo che non comporta l'insorgere di un diritto soggettivo sulla loro titolarità e neppure sulla loro alienazione, ma si costituisce un vincolo di indisponibilità dei beni e dei suoi frutti.

 

Per questi motivi l’atto di costituzione del fondo, come sopra precisato, non può essere considerato come un atto traslativo della proprietà, ma una convenzione di un regime giuridico in cui i beni, e i loro frutti, sono vincolati al soddisfacimento dei fabbisogni familiari ai sensi dell’art. 143 c.c. (Cassazione, Sezione tributaria, sentenza n. 21056 del 28.10.2005 e n. 12071 del 14.5.2008). Pertanto i beni confluiti nel fondo non possono essere alienati, ipotecati, dati in pegno o vincolati senza il consenso di entrambi i coniugi e, in presenza di figli minori, l’alienazione può essere fatta solo con l’autorizzazione del giudice. 

 

Inopponibilità dei terzi

Essendo il fondo patrimoniale una convenzione, trova applicazione l’art. 162, comma 4, c.c., il quale recita che “le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte a terzi quando a margine dell’atto di matrimonio non risultano annotate la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti .. “. Ne consegue che l’opponibilità ai terzi deriva dall’annotazione della convenzione costituita a margine dell’atto di matrimonio in quanto la trascrizione prevista dall’art. 2647 c.c., risponde a una funzione di pubblicità notizia. Pertanto essendo il fondo patrimoniale una convenzione matrimoniale, limita l’aggredibilità dei beni conferiti nel fondo soltanto alla ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 170 c.c.

 

Tuttavia, se la costituzione del fondo tutela gli interessi della famiglia anteponendoli a quello dei creditori, la legge non sottrae il fondo alla revoca di cui all’art. 2901 c.c. nella ipotesi in cui il fondo sia stato costituito al fine di eludere il pagamento dei propri debiti. 

 

Si precisa, inoltre, che l’azione revocatoria può essere fatta contestualmente a quella di responsabilità anche nella ipotesi in cui il fondo patrimoniale sia stato costituito dall’amministratore.

 

Inopponibilità dell’Amministrazione finanziaria

Al fine di valutare l’aggredibilità dei beni confluiti nel fondo patrimoniale è necessario accertare la riconducibilità o meno del debito alle esigenze familiari. Infatti l’art. 170 c.c. recita che “l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”.

 

Facendo riferimento alla data di costituzione del fondo, si precisa che l’art. 170 c.c. non limita l’esecuzione forzata ai crediti sorti successivamente alla sua costituzione, ma la sua efficacia viene estesa anche ai crediti formatesi anteriormente. Resta comunque la possibilità, avendone i presupposti, di agire in revocatoria ordinaria.

 

In merito all’individuazione dei soggetti cui incombe l’onere della prova e con riferimento ai debiti di natura tributaria, la giurisprudenza di legittimità ha stabilito che tale onere incombe sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni confluiti nel fondo. Inoltre bisogna provare che i debiti fiscali cui l’Amministrazione ha agito esecutivamente, sono stati contratti per scopi estranei ai fabbisogni familiari e, nel contempo, abbia consapevolezza di tale estraneità.

 

Risulta evidente che per i debiti di natura tributaria, ai fini di valutare l’aggressività sui beni costituiti nel fondo, è necessario accertare la riconducibilità o meno del debito alle esigenze della famiglia. Tale criterio non va ricercato nella natura dell’obbligazione, ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i fabbisogni della famiglia. Esigenze che aumentano anche in conseguenza  dell’evoluzione sociale e dei redditi dei cittadini, redditi che possono derivare da impresa o da lavoro autonomo di entrambi i coniugi, attività da cui la famiglia trae i mezzi di sostentamento.

 

La locuzione “bisogni familiari” è una clausola generica e indeterminata, suscettibile di essere ampliata o ristretta in via ermeneutica. Sarà quindi il giudice tributario a determinare, in base alla situazione di fatto, se i debiti derivano dall’esercizio dell’attività di impresa o di lavoro autonomo i cui profitti danno alla famiglia sostentamento riconducibile alle esigenze familiari. 



Sequestro conservativo

Il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente può avere ad oggetto anche beni inclusi nel fondo patrimoniale in quanto, secondo una parte della giurisprudenza di legittimità, si è in presenza di una norma civilistica che non investe la disciplina della responsabilità penale. Pertanto, la misura del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, può riguardare anche beni rientranti nel fondo patrimoniale in quanto i vincoli previsti dall’art. 169 c.c. attengono soltanto alla loro disponibilità e non ai profili relativi alle responsabilità penali (Cassazione, Sezione 3, sentenza n. 40364/2012). 

 

In definitiva i beni che costituiscono un fondo patrimoniale possono essere aggrediti dal sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, gravando su di essi un mero vincolo di destinazione che non attiene alla titolarità del diritto di proprietà. Sicché i beni che costituiscono il fondo patrimoniale rimangono nella disponibilità dei proprietari e possono essere oggetto di sequestro e di confisca per i reati iscritti ad uno dei conferenti (Cassazione, Sezione 3, sentenza n. 1709/2013).

 

Ipoteca legale

La giurisprudenza di legittimità ha positivamente deciso sulla possibilità di iscrivere ipoteca legale sui beni del fondo patrimoniale a norma dell’art. 77 del D.P.R. n. 602/73, purchè sussistano le condizioni contenute nell’art. 170 c.c.

 

Con riferimento all’iscrizione dell'ipoteca legale vale il principio che il debitore che intenda avvalersi dell’impignorabilità dei beni del fondo patrimoniale deve provare l’estraneità del debito alle esigenze della famiglia e che il creditore ne sia consapevole. Pertanto l’esattore può iscrivere ipoteca sui beni conferiti nel fondo qualora il debito sia stato contratto per uno scopo non estraneo ai fabbisogni familiari.

 

In materia di prova, la giurisprudenza di legittimità ha ribadito che “l’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’art. 170 c.c., grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti nel fondo patrimoniale, sicchè, qualora sia proposta opposizione ex art. 615 c.p.c., per contestare il diritto del creditore ad agire esecutivamente, il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilità al creditore opponente, ma anche che il suo debito sia stato contratto per scopi estranei ai fabbisogni della famiglia (Cassazione, sezione III, sentenza n. 4011 del 19.2.2013).  

 

La giurisprudenza di legittimità ha confermato l’ipotesi di applicabilità dell’art. 170 c.c. all’iscrizione di ipoteca di cui all’art.77 del D.P.R. n. 602/73, in quanto impedita dall’alternatività della misura cautelare all’esecuzione forzata. In definitiva l’agente della riscossione può iscrivere ipoteca in presenza di elementi idonei a configurare l’urgenza della cautela.

 

Altre garanzie sul fondo

In tema di fondo patrimoniale una recente pronuncia della Cassazione ha stabilito che le obbligazioni assunte nell’esercizio di attività d’impresa o professionale, hanno “uno scopo normalmente estraneo ai bisogni della famiglia”. Pertanto la finalità di sopperire ai fabbisogni della famiglia non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio d’impresa o di lavoro autonomo (Cassazione, ordinanza n. 2904 dell’8 febbraio 2021).

 

Con questa ordinanza la Cassazione ha voluto sancire un importante principio a favore del fondo patrimoniale, in quanto esclude che vi sia un collegamento automatico fra i debiti assunti per ragioni professionali o imprenditoriali e la soddisfazione dei fabbisogni della famiglia del debitore mediante l’assunzione di detti debiti. Quindi se da un parte è onere del debitore, che intende avvalersi dello scudo del fondo patrimoniale, dimostrare che il suo debito è stato contratto per scopi estranei ai fabbisogni della famiglia, dall’altra spetta al creditore provare che una determinata garanzia sia stata rilasciata dal debitore non già come atto di esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale, ma per sopperire ai fabbisogni della famiglia.

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